Il mistero della ghiandola pineale

Origini, funzioni e curiosità
By Luca Gnostic 3 anni agoNo Comments

Iniziamo questo approfondimento facendoci una domanda:

Cos’è la ghiandola pineale?

La ghiandola pineale — o epifisi — è una ghiandola endocrina del cervello dei vertebrati, sporge all’estremità posteriore del terzo ventricolo e appartiene all’epitalamo. È collegata mediante alcuni fasci nervosi pari e simmetrici (peduncoli epifisari) alle circostanti parti nervose. Le sue cellule, dette pinealociti, producono la melatonina che regola il ritmo circadiano sonno-veglia, reagendo alla poca luce.

Così Wikipedia descrive la piccola ghiandolina di cui si parla così tanto di questi tempi. Per le tradizioni orientali è il Terzo Occhio, per la scienza la regolatrice del ciclo veglia sonno, per le scuole misteriche la sede dell’anima, per i complottisti un mezzo di controllo delle masse tramite la sua calcificazione, per gli sciamani, il portale per una coscienza superiore. Cerchiamo quindi fare un po’ di ordine.

 ghiandola pineale posizione cervello

Cosa ne pensa la Scienza Ufficiale

Come si può evincere da una semplice ricerca web, la scienza ufficiale ha una posizione chiara sulla funzione della ghiandola pineale. Essa produce la melatonina, l’ormone preposto al controllo del ciclo veglia sonno. Sin dall’antichità se ne conosceva l’esistenza.

Galeno di Pergamo coniò per primo il termine ghiandola proprio osservando la pineale che deve il suo nome alla sua somiglianza con un pinolo. Egli fu il primo a formularne una sua interpretazione che oggi definiremo scientifica rigettando le ipotesi spiritiste che la vedevano come regolatore della sostanza di cui doveva essere composta l’anima. Lo stesso approccio animò le teorie di inizi ‘900 secondo cui, a seguito delle ricerche sui rettili che come il Tuatara presentano un vero e proprio occhio chiamato parietale (a volte quasi completamente funzionante, altre volte al limite del fotosensibile), vedevano la pineale come un residuo evolutivo. Più tardi si scoprì invece la funzione endocrina, tutt’ora accettata e considerata la principale.

ghiandola pineale nei rettili

La funzione fotosensibile al pari di un occhio normale della pienale è pertanto rigettata nell’uomo al contrario dei rettili. Ciò deriva anche dal fatto che le cellule fotosensibili non hanno senso se l’organo si trova all’interno del cranio dove non arriva nessuna luce (tra un po’ vedremo come forse non è vero) Alcuni però pensano che ciò non sia vero e che alcune funzioni proprie dell’occhio siano rimaste. A supporto segnalano infatti che alcuni geni specifici delle cellule della retina, trovino espressione anche e solamente nella pineale. Sono stati inoltre svolti degli esperimenti su dei ratti che a causa di anomalie genetiche erano privi di fotorecettori. La loro melatonina, che regolata dalla ricezione di luce dall’ambiente esterno attraverso questi recettori, si sarebbe dovuta comportare in maniera anomala, non subiva invece alterazioni.

Il meccanismo per cui la melatonina nella pineale potesse regolarsi con la luce pur all’interno del cranio, rimane ai ricercatori ignoto, ma non fa che aumentare le possibilità che allo stato attuale non comprendiamo appieno le vere capacità della piccola ghiandola.

Gli antichi sapevano

Ma se quindi nei rettili è un vero terzo occhio e nell’uomo ci sono buone possibilità che lo sia, allora non stiamo forse dando ragione a tutte quelle tradizioni che ci indicano chiaramente questo tipo di funzione?

  • Gli induisti disegnano il Bindu proprio nella parte della fronte che corrisponde alla pineale.
  • I musulmani poggiando la testa a terra durante le prostrazioni della preghiera toccando con la stessa parte della fronte.
  • I cristiani usano riprodurre con le dita nello stesso punto una piccola croce.
  • Gli zoroastriani segnano la zona con della cenere.
  • Nel taoismo ci sono delle meditazioni che focalizzano l’energia nello stesso punto.
  • Gli ebrei non molto lontano sulla fronte posizionano un piccolo cubo contenente parti della Torah.
  • Gli antichi egizi rappresentavano l’occhio onniveggente di Ra con un geroglifico il tutto e per tutto simile alla sezione trasversale del cervello umano con al centro la pineale.

Tutte queste usanze sono collegate alla preghiera o alla meditazione, ovvero tutte pratiche che hanno il fine di espandere la coscienza dell’individuo. Questa funzione è chiarita ulteriormente nelle tradizioni orientali dei chakra, i centri energetici del corpo.

La pineale corrisponde al sesto chakra, Ajna, di colore indaco.

La sua funzione è quella di connettere l’individuo con il mondo superiore e la sua guida interiore, con il fine ultimo di mediarne le azioni nel mondo materiale garantendo ulteriore discernimento rispetto al solo istinto o ego e fornendo una prospettiva più ampia su ogni situazione.

Le scuole misteriche sapevano 

Non solo le tradizioni religiose conoscevano il terzo occhio, ma se ne parla ancora di più nelle scuole misteriche, in tradizioni più o meno sovrapponibili a quelle delle prime. Il linguaggio esoterico è il linguaggio del simbolo, il linguaggio di messaggi posti alla luce del sole ma che possono essere compresi solo da chi ha occhi per vedere.  E’ li che dobbiamo cercare le tracce delle nostra ghiandola. Prima fra tutte abbiamo la rappresentazione della pigna. Iniziamo citando i chiari riferimenti che troviamo nella mezzaluna crescente e nelle tradizioni sumero-babilonesi-accadiche. Qui numerose divinità venivano rappresentate nell’atto di porgere un oggetto dalla forma conica. Questi erano spesso civilizzatori come Oannes: (di cui parliamo qui): l’analogia a questo punto è semplice ovvero la pigna rappresenta il frutto della conoscenza. Anche altre divinità come il Bacco romano e l’Osiride egiziano sono connessi alla pigna questa volta tramite i loro bastoni che ne presentano una allo loro sommità. Andando in Oriente, il Budda viene spesso raffigurato con i capelli attorcigliati in riccioli dalla caratteristica forma conica.

ghiandola pineale dei egizi

I riferimenti non mancano neanche in architettura. Se le numerose sculture a forma di pigna nelle ville dell’antica Roma non sono sufficienti, basta andare nel Vaticano per trovare la Corte della Pigna che convincerà anche gli scettici con il suo contorno di sarcofago egizio e due fenici dalla peculiare testa anche questa dalla forma simile alla ghiandola.
L’uccello immortale simboleggia la rinascita ad un livello superiore, uno dei temi fondamentali della religione egizia. Ma le stranezze che riguardano il Vaticano non terminano qui.

Nel pastorale, il bastone del papa, troviamo all’altezza circa della spalla una piccola pigna allo stesso modo dei bastoni del dio romano Bacco o del dio egizio Osiride. Anche qui l’accostamento non sembra casuale. Bacco era associato al vino ed ai piaceri, ha in realtà il significato esoterico di raggiungimento di una coscienza superiore tramite stati alterati della stessa dovuti a sostanze (vino o sostanze psicotropiche in generale), a rituali di natura orgiastica (come avviene ad esempio in magia cerimoniale) o di spinta del corpo al limite della sopportazione (come i dervishi rotanti turchi). Osiride invece alla resurrezione che nella tradizione esoterica rimanda alla rinascita spirituale al seguito del risveglio della ghiandola.

Come una radio

Ma se le tradizioni ci indicano chiaramente da millenni a cosa serve la pineale, qual potrebbe esserne il meccanismo di funzionamento? Alcuni pensano di averlo individuato nelle proprietà di una sostanza allucinogena che il nostro corpo produce naturalmente e che è presente nella ghiandola pineale, essendo un sottoprodotto della melatonina. Si chiama dimetiltriptamina ed è passata agli onori della cronaca come DMT. E’ il principio attivo della bevanda sciamanica Ayahuasca tramite la quale questi sacerdoti eredi delle antiche conoscenze dei popoli del Sud America organizzano rituali di purificazione, cura e viaggio all’interno di se stessi. Queste teorie spiegano come la DMT si organizzi in una fase della materia ancora poco conosciuta, il microcluster, dove gli atomi perdono completamente la loro singolarità e mostrano particolari proprietà tra cui quella di dislocare in maniera quantizzata parte della propria massa in una dimensione superiore quando sollecitate.

microcluster dmt pineale

Gli atomi di un microcluster si dispongono geometricamente rendendo la DMT cristallina e fornendole caratteristiche piezoelettriche e piezoluminescenti. Ovvero che in presenza di pressione, vibrazioni o campi magnetici vengano prodotte elettricità e luce. Inoltre sembra vi sia anche presenza di una sabbiolina di calcite molte simile a cristalli presenti nell’orecchio chiamati otoliti. La cosa interessante è che questo tipo di cristalli sono utilizzati nei meccanismi delle radio analogiche. In poche parole quando muoviamo la rotella delle frequenze andiamo ad agire sul meccanismo che regola la pressione di un piccolo cristallo che si trova all’interno dell’apparecchio. In questo modo a seconda di quanto il cristallo è compressoci si può collegare a diverse frequenze. A questo punto è evidente l’analogia tra la ghiandola pineale e la radio. Nel primo caso saremmo in grado di ricevere segnali vibrazionali all’interno di un “occhio” che saranno tradotti e che poi il nostro cervello elaborerà e trasformerà in luce e suoni.

E’ curioso infatti che alcuni studi segnalino come la presenza naturale di dimetiltriptamina nelle urine sia molto superiore in pazienti con disturbi psichiatrici di tipo allucinatorio rispetto a persone che non presentano tali patologie. Ad ulteriore supporto alcuni teorici pensano che alcune cellule della pineale siano sensibili oltre che alla luce anche ai campi magnetici in generale (la luce è una piccola parte dello spettro elettromagnetico) E’ stato infatti recentemente dimostrato che gli uccelli migratori sono capaci di vedere il campo magnetico terrestre per orientarsi. Oltre a ciò, anche la loro capacità di volare in formazione e di cambiare direzione in maniera istantanea sarebbe imputabile a questa proprietà che in questo caso interpreterebbe i segnali provenienti dal resto del gruppo in una sorta comunicazione non verbale. Chi estende questo tipo di teoria all’ uomo pensa che tramite la pineale possiamo cogliere pertanto i segnali provenienti da quello che Jung chiama subconscio collettivo e connetterci alle altre persone in maniera telepatico/intuitiva.

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